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venerdì 11 gennaio 2019

Sudafrica 2017: diario di viaggio, 8

24/01/17 - 30/01/17
Ultimi giorni di vacanza a Cape Town. D'obbligo un giro a The Neighbourgoods Market, il mercato del sabato di The Old Biscuit Mill, sulla spiaggia di Muizenberg ed in centro città.
Al mercato naturalmente abbiamo mangiato, ma anche quello che abbiamo visitato a Muizenberg in occasione di un dopo cena organizzato a casa di una vecchia amica, Dominique. In quest'ultimo ho mangiato i falafel più buoni della mia vita!
Il nostro alloggio, trovato con Airbnb, è piccolino ma pulito, in una bella zona poco lontana da Wynberg e l'auto a noleggio è una Sondero bianca. Il primo giorno dedicato al riposo; serata in casa, mamma ha cucinato, io ho provato a studiare e papà l'abbiamo piazzato davanti ad un film sul tablet.
Un pranzo da Pane e Vino non è mancato e sulla strada ci siamo fermati a visitare il parco Eagle Encounters, dove vengono salvati e curati uccelli rapaci o comunque particolari...
Un altro pranzo in questi giorni è stato all'Italian Club per incontrare il capogruppo Alpini di Cape Town, che ci ha raccontato le sue avventure di 50 anni vissuti in Sudafrica.
Io sono riuscita a partecipare ad un incontro dalla mia compagna di fede Khosi, proprio domenica mattina, prima della nostra partenza, mentre mamma e papà con Massimo e Maroezka hanno visitato il parco botanico di Kirstenbosch. 
Inutile dire che i saluti sono stati tremendi! Da ricordare: la mia influenza è guarita nel giro di 2 giorni, papà prima ed io subito dopo ci siamo scottati le labbra con il sole; i dolori di schiena di mamma sono svaniti.
Abbiamo lasciato l'alloggio più in ordine che potevamo, tanto che la coppia che ce l'ha affittato ci ha fatto i complimenti!
Ecco, questa nostra fantastica avventura è finita, e già non vedo l'ora di tornare...mamma e papà hanno dichiarato che sarebbe stata l'ultima (a causa delle ore di viaggio in aereo, troppo pesanti) ma ne dubito!
Perciò, per ora a voi la linea!
Ha scelto proprio me!
Yummi! Falafel buonissimi a Muizenberg


Tre civette sul comò...

Spritz a Cape Town


Sudafrica 2017: diario di viaggio, 7

23/01/17
Siamo in volo verso Capetown. Dopo una notte al Mtentu Lodge, molto "selvaggio" ma carino, siamo andati a Durban, città superaccessoriata di 2 milioni di abitanti. Per arrivare al Mtentu Lodge abbiamo dovuto fare una strada se possibile ancora più sterrata delle precedenti! Il tempo non era granchè ma c'era caldo. Abbiamo dormito in 2 bungalows, mamma e papà in uno e noi tre in un altro con un letto matrimoniale e uno a castello, tra l'altro con un separè che ci concedeva un po' di privacy. Bagni e docce in comune e raggiungibili attraverso passerelle, naturalmente. Appena arrivati, dopo una doccia siamo andati a conoscere il proprietario, Russell e abbiamo bevuto una birretta. La sera una buona cena sulla terrazza esterna, con camino acceso! A letto presto, non prima di aver conosciuto gli altri ospiti (un gruppo di colleghi di lavoro di Port Edward). A questo proposito aggiungo brevemente una informazione: il Lodge è spesso frequentato da gruppi di dipendenti di grandi aziende, che regalano questi soggiorni (dal weekend alla settimana intera) mascherati da premi per promuovere i rapporti interpersonali. In particolare questo Lodge è situato in una zona ottima per fare trekking, canoa, tuffi ed arrampicata, per questo molto sfruttato in questo senso.
Il mattino dopo, una buona colazione, saluti a Russell e collaboratori nonchè agli altri ospiti e via verso Durban. Dato che la preoccupazione per la strada sterrata che porta verso la provinciale di mamma era grande, io e lei siamo partite prima a piedi per salire in auto dove le buche e le cunette erano meno impegnative.
L'alloggio di Durban era molto carino, una casa privata con tre camere, cucina e salotto tutta per noi; Tv satellitare (per la gioia di papà che si è guardato tutti i TG di Rai International) e wi-fi.
Abbiamo visitato la città ogni giorno, ma il più intenso è stato il primo ad un mercato della città grande quanto un borgo di Verona dove abbiamo potuto ammirare i graffiti di una famosa artista di Cape Town, Faith 47; il famoso stadio che ha una cabina mobile appesa per vederlo dall'alto (e che non abbiamo potuto sfruttare per lavori di manutenzione), musica Jazz in un localino fantastico, il mercato dell'ex ippodromo (Stables Market) dove abbiamo anche speso qualche Rand.
Non è mancato un citysightseeing e la visita alla zona turistica di North Beach, dove ci sono Hotel a 5 stelle ed un pontile nuovo che nell'architettura ricorda lo scheletro di una balena; sul litorale più meridionale (il famoso Golden Mile) abbiamo incontrato artisti della sabbia incredibili ed abbiamo visitato il parco acquatico uShaka e gli Hanging Gardens che pare siano stati costruiti dagli italiani (ma non è notizia confermata).
Dopo un ultimo giro nella parte sud della città, abbiamo consegnato la Duster e siamo saliti sull'aereo!
Il bar del Mtuntu Lodge
L'interno del nostro Bungalow dal balcone



Vista dal balcone del Bungalow
Moses Mabhida Stadium
Uno dei graffiti dell'artista Faith 47
Immagini degli Hanging Gardens sul Golden Mile
Il pontile sulla North Beach
Opere di sabbia


lunedì 1 ottobre 2018

Sudafrica 2017: considerazioni personali

Prima di continuare con il racconto del viaggio tratto dai miei appunti, vorrei parlare delle mie emozioni e sensazioni di quei giorni.
Parto col descrivere il clima famigliare in partenza da casa: da una parte la gioia di tornare in un paese che amiamo, di rivedere mio fratello e la sua compagna, poi l'eccitazione di conoscere una parte del Sudafrica non ancora visitato, ma anche la paura e l'ansia per le condizioni di salute di mia madre che da poco si era ristabilita dopo la frattura di una vertebra e che era ancora a rischio.
Io personalmente poi stavo affrontando un momento duro economicamente e da una settimana combattevo contro un'influenza invernale con febbre.
Comunque, il viaggio in aereo non fu poi così male e sentire il sole che scalda la pelle e il profumo dell'oceano all'arrivo, sapendo che in Italia c'era un freddo terribile, beh, immaginatelo!
Le prime impressioni a Cape dopo più di 2 anni sono state di sorpresa: ho visto il traffico aumentato, la percentuale di auto vecchie invece diminuita drasticamente...come in Europa la maggior parte delle auto nuove era di tipo Suv. Inoltre nuove costruzioni, alcuni negozi che avevo adorato la volta precedente chiusi, altri di cineserie aperti e molto frequentati.
Ricordo ancora una bellissima sensazione quando prendemmo il volo per Port Elizabeth: l'aereo era della British Airways e mi ricordò il mio primo viaggio all'estero, quando nel 1989 andai a Londra con la stessa compagnia. Una dolce nostalgia.
Da Port Elizabeth iniziava la nostra visita alla Wild Coast, con la Duster a noleggio carica più di cibo che di vestiti!
Il paesaggio non cambiava poi tanto da Cape, ma una volta usciti dalla città era bellissimo scoprire queste immense colline verdi puntellate di "huts", a volte con mucche o pecore e capre, qualche gallina, occasionalmente anche dei pick-up parcheggiati vicino e antenne paraboliche sul tetto. Sono i villaggi, che data l'abbondanza di terra sono "larghi".
Nelle nostre visite ai villaggi dove nacque Nelson Mandela e dove visse ed è sepolto, abbiamo attraversato posti incredibili e selvaggi, percorrendo strade che chiamarle sterrate è offensivo, ed una delle situazioni più ricorrenti erano i gruppi di bambini che ci rincorrevano urlando "sweeeetes" (dolciiiiii), aspettandosi un lancio di caramelle e dolcetti. Questa abitudine però è deleteria, infatti se si concede loro qualcosa, vengono richiamati anche altri gruppi di bambini e non è comunque salutare per loro.
Per quanto riguarda il clima, ci aspettavamo il caldo umido e gli attacchi di insetti di cui mio fratello aveva sentito parlare, ma al contrario fu fresco, prevalentemente piovoso e con vento.
L'inizio del viaggio per me fu difficile per il residuo di influenza. Ad East London, il nostro primo alloggio, mi tornò la febbre e la pioggia non aiutò, sentivo freddo.
Poi però i km da percorrere erano tanti, le ore da passare in auto pure, quindi tra chiacchere, canzoni e sonnellini, osservando il paesaggio ci tenevamo su a vicenda.
Mamma era sempre preoccupata per la sua schiena, perciò io e mio fratello dovevamo lavorare insieme per calmarla.
L'avventura per trovare lo Swell Eco Lodge fu da film, ma arrivati là tutti tirammo un sospiro di sollievo! Questa vale un approfondimento: visto che la visita ai luoghi di Mandela ci aveva - giustamente - assorbito molto tempo, arrivammo nei pressi del Lodge la sera tardi, con il buio; si trova nei pressi di un villaggio che noi, con l'aiuto di Google Maps, abbiamo attraversato più volte nel tentativo di trovare il bivio giusto, tutto su strade sterrate. A quell'ora c'erano gli abitanti fuori dalle case a chiacchierare ed i bimbi scorrazzavano in mezzo alle strade giocando ed urlando; ricordo il buio pesto, rispetto alle cittadine con illuminazione stradale, la pioggerellina incessante. In due occasioni ci trovammo a strapiombo sull'oceano, alla fine della strada. Poi, dopo qualche minuto al telefono con il titolare del Lodge, individuammo il bivio giusto...probabilmente abbiamo girato nel centro di quel villaggio per una buona mezz'ora! Appena arrivati all'alloggio eravamo talmente stanchi da riuscire a malapena a buttar giù un boccone ed infilarci a letto.
Nel complesso, fino al successivo villaggio turistico, il paesaggio ed il clima erano simili. La cosa che più mi ha colpito è stato l'accostamento di due situazioni contrapposte: da una parte, la natura ancora molto selvaggia o comunque poco gestita dall'uomo, bella ed esplosiva nei colori e negli odori; dall'altra, la misura dei rifiuti ai bordi delle strade - anche sterrate - e nei letti dei torrenti o sui sentieri in mezzo alla vegetazione. Mio fratello spiegava che ciò è dovuto a due principali motivi: la mancanza di organizzazione municipale della raccolta dei rifiuti e quella della promozione di educazione civile agli abitanti. Insomma, pochi sanno che i rifiuti non si "sciolgono" nell'ambiente senza conseguenze...
Ora chiudo con una doverosa informazione: i villaggi turistici nei quali abbiamo alloggiato (ed in generale tutti gli altri) sulla Wild Coast sono stati costruiti dopo accordi e con il benestare dei capivillaggio delle zone, che hanno in mano la gestione del territorio (data dal Governo). Hanno un impatto ambientale minimo e danno beneficio e lavoro agli abitanti della zona, che si occupano delle pulizie, della security, del cibo, guide ecc. Al Lodge per esempio abbiamo mangiato ogni giorno il pane fatto dalle donne del villaggio.
Per quanto riguarda Umgazi River Bungalows, la storia è ancora più interessante, ne parlerò in un altro post.
Perciò a voi la linea!

mercoledì 19 settembre 2018

Sudafrica 2017: diario di viaggio, 6

18/01/17
Ieri è stata una giornata intensa, per questo la sera sono andata a letto presto; la mattina, visto che il tempo lo permetteva, ci siamo fatti portare in barca sulla spiaggia tra il fiume e l'Oceano. Là abbiamo passeggiato, preso il sole e fatto il bagno.
Dopo pranzo il cielo si è fatto un po' nuvoloso, così abbiamo noleggiato una barchetta a motore ed abbiamo risalito un pezzo di fiume. Bellissimo, molto calmo; i pesci che saltavano fuori dall'acqua, gli uccelli tessitori che costruivano nidi come non ci fosse un domani ed i Martinpescatori.
Finalmente al ritorno ci siamo concessi i trattamenti della SPA, poi relax nella lounge con Rai International e la connessione internet; infine, dopo cena una bella gara a freccette al bar, accompagnata da un paio di bicchierini di Whisky.
Oggi invece c'è un sole stupendo. Noi tre "giovanotti" ci siamo dedicati al trekking: abbiamo fatto un'escursione dei dintorni fino al villaggio poco lontano, dove tra l'altro è nato Freedom, nostra guida.
Ci ha accompagnati a bere il Tè Rooibos nella "Hut" per gli ospiti di sua cognata, Mama Alice.
Al ritorno la vista era meravigliosa e Freedom ci ha raccontato un po' di curiosità sulla cultura Xhosa.
Oggi pomeriggio invece ci riposeremo alla piscina, domani si riparte!

La campana o gong: per tornare al Villaggio, gli addetti alle barche arrivano al suo suono

Vista della spiaggia tra la foce del fiume e l'Oceano

La terrazza esterna del ristorante al tramonto

Vista del villaggio abitato

Mama Alice ci ha offerto un buon tè rosso Rooibos

Suggestiva vista dalla finestra della Hut di Mama Alice

Si ripara il tetto di una Hut

Freedom, la nostra guida


Sudafrica 2017: diario di viaggio, 5

16/01/17
Oggi, dopo un lungo viaggio in autostrada, siamo finalmente arrivati al villaggio Umgazi River Bungalows. È fantastico!
Ecco, qui mi piace veramente tanto. Il villaggio turistico è ben organizzato, i Bungalows sono tutti fronte foce del fiume /oceano, c'è la piscina, la SPA, negozio, lounge con libri, giornali e televisore (Rai international) e WiFi, bar aperto fino a tardi, escursioni da fare.
Siamo partiti dallo Swell Eco Lodge che pioveva forte e al nostro arrivo qui la pioggia è diminuita.
Abbiamo fatto lo sterrato con qualche difficoltà, dato che la Duster a noleggio non è 4x4, ma poi la R61 verso Mthatha e l'altra autostrada ci hanno regalato paesaggi stupendi: colline verdissime, montagne con foreste e sempre presenti i villaggi, anche se meno tribali.
Domani c'è in progetto un'escursione nella foresta con breve risalita del fiume in barca, spiaggia e per me e Maroezka magari un po' di SPA... 

La piscina del Villaggio

Il Villaggio visto dalla spiaggia tra il fiume Umgazi e l'Oceano

Vista sul fiume dal balcone del mio Bungalow

Vista interna del mio Bungalow dall'entrata (balcone)

martedì 15 agosto 2017

Sudafrica 2017: diario di viaggio, 4

15/01/17
Ieri pomeriggio abbiamo approfittato del bel sole ed abbiamo passato qualche ora sulla spiaggia tra l'Oceano Indiano ed il fiume, poco lontano dall'alloggio. L'acqua dell'Indiano è un po' più calda di quella dell'Atlantico, quindi il bagno è stato piacevole. Erano belle anche le mucche che riposavano in spiaggia!
Le mucche spiaggiate
Oggi invece i due "sposini" sono rimasti a riposare e noi tre abbiamo visitato la famosa Coffee Bay, paradiso dei surfisti. Piccolina in effetti solo qualche ostello, B&B, bar e basta. Abbiamo pranzato in un posto carino e poi siamo andati a visitare Hole in the Wall, un'isola/promontorio che divide l'Oceano dalla foce del fiume Mpako. La zona è stupenda, c'è un parco meraviglioso, difficoltoso entrare in acqua a causa dei sassi scivolosi, ma il bagno è d'obbligo! Fuggiti dopo poche ore, poco prima che si scatenasse il temporale, che ci ha raggiunto all'alloggio...
 
Hole in the Wall, più una vista dall'alto
 Domani si parte per Umgazi!

sabato 5 agosto 2017

Sudafrica 2017: diario di viaggio, 3

13/01/17
Oggi è stato un viaggio spossante e lungo. Tappe al villaggio nativo di Mandela, Mvezo, dove stanno finendo il Museo, e a Qunu, dove è cresciuto ed ha frequentato le scuole, anche qui al Museo.
Poi in un tempo infinitamente lungo, dovuto anche al fatto che ci siamo persi, siamo arrivati all'alloggio Swell Eco Lodge. Cenato in fretta e poi a letto. I bungalows sembrano carini, ma la stanchezza unita al raffreddore ed alla giornata di pioggia non mi permette di osservare granché!
Mvezo, entrata del Museo in fase di realizzazione

Mvezo, Mandela Museum, alcune immagini del percorso


Entrata del Museo di Qunu

14/01/17, mattino
Ho dormito bene, qui non ci sono rumori tranne quelli della natura...
Stamani è uscito il sole finalmente e si può godere della vista sull'oceano. Il verde abbonda, i villaggi sono costituiti da casupole (eredi delle capanne) tonde per la maggior parte, abbastanza distanziate l'una dall'altra. Ci sono molte mucche, capre e pecore; poca agricoltura, qualche gallina ed oche. Saltuariamente si intravvede una parabola satellitare su qualche casupola e magari un'auto 4x4 seria. Strada oltremodo sterrata.
Qui al Villaggio c'è la possibilità di usare il wifi, perciò oggi ne approfitterò.

L'interno del mio Bungalow

Il secondo da sinistra è il mio Bungalow

La vista dell'oceano dal Villaggio
Mucche in riposo sulla spiaggia vicino al villaggio
La strada sterrata per arrivare allo Swell Eco Lodge

martedì 1 novembre 2016

Una vita impegnata!

Oggi, giorno di Ognissanti, per me è il giorno dopo di Halloween. Ma passato il Santo, passata la festa, dicevano una volta. 
È passata anche l'estate a cui avevo accennato nel precedente post, senza ferie, tranne quei 3 giorni a Riccione con la mia amica. Sono stati belli, interessanti. Siamo state fortunate e protette, perchè durante il ritorno a casa è iniziato il brutto tempo che è andato avanti un bel po'. E perchè la mia Edvige ha accusato qualche problemino al motore. Niente di grave, per fortuna, solo qualche disagio durante il viaggio. 
In Agosto poi è arrivato il cambio di appalto al lavoro, quindi quel mese è stato incasinato e frenetico. Cambio degli strumenti, del sistema di lavoro e pure di reparti tra colleghe. Io sono sempre stata una dei jolly e come tali noi ci siamo ritrovate a sostituire le colleghe in ferie, malattia, legge 104, ecc., con una gran confusione, dato che i programmi dei reparti venivano aggiustati di giorno in giorno. Lo stress si è accumulato ed ho iniziato la scuola serale in una situazione non proprio rilassata. Nonostante questo sono riuscita a seguire le lezioni e passare le verifiche con buoni voti. Tenevo duro perchè sapevo che il 6 novembre sarei partita per 3 settimane in Sudafrica con i miei. Ma le sorprese son sempre dietro l'angolo e la Legge di Murphy colpisce a tradimento...ed ecco che il 14 ottobre mia mamma scivola e si frattura una vertebra! Anche qui, massima protezione dell'universo: non è scomposta e si sistemerà con un busto e tanto riposo.
A questo punto inizia tutto il calvario di cambio date del tour, a partire dai voli, poi alloggi e auto a noleggio. Un lavoraccio in sincronia con mio fratello, nel bel mezzo di una serie di verifiche a scuola, di un'assegnazione di reparto fisso a lavoro, nomina a delegata sindacale nonchè aiuto alla mamma. 
Per circa una settimana ho rischiato il collasso nervoso, ero sul punto di crollare. Mi hanno sostenuto il Daimoku (la preghiera buddista) e gli amici. 
Infine siamo riusciti a spostare il tutto a gennaio ed io mi farò comunque una settimana di ferie in novembre per riprendermi.
Tutto questo mi è servito per imparare molto su me stessa e provare la mia forza ad affrontare situazioni altamente stressanti. E non sono mancati i benefici: ho parlato con una compagna di fede che mi ha dato buoni consigli e la mia classe a scuola è fantastica. Siamo eterogenei sia come età che come nazionalità, il che mi da la possibilità di imparare molto e di dare molto. Le materie sono tutte molto interessanti e le sto affrontando bene, so che dovrò impegnarmi di più in futuro per mantenere la media. Anche i professori, in linea di massima, sono buoni. 
Ho ripreso anche le lezioni di Burlesque, ho già fatto anche un workshop, e ne sono entusiasta...quest'anno, complice la ritrovata forma fisica, mi sento più libera e come ha avuto modo di notare Vibrissa, sono in grado di dare molto di più...
Infine, la più bella notizia: i Depeche Mode stanno pubblicando il nuovo LP ed il mese scorso hanno scelto Milano per annunciare le date del nuovo tour al mondo, che toccherà l'Italia in maggio. Dopo qualche giorno son partite le vendite dei biglietti, naturalmente gestite malissimo sempre da Ticketone. Comunque intanto ho quello per la tribuna a Bologna, poi io ed Ada, un'amica devota di Verona, ne prenderemo uno "early entrance" per Milano. In seguito di sicuro faranno un secondo passaggio, probabilmente in inverno 2018, come fecero per Delta Machine; ovviamente noi ci saremo!
Prima dei saluti accenno alla dipartita di Dario Fo, della quale sono dispiaciuta, (ma direi che è riuscito a dare tanto in 90 anni!) e di Pete Burns, ex cantante dei Dead or Alive, a soli 57 anni. 
Bene, direi che sono riuscita a fare una panoramica generale che spero di poter aggiornare presto...intanto, a voi la linea.
Dario Fo

Pete Burns negli anni 80

mercoledì 16 settembre 2015

Cause ed effetti: viaggio nel tempo

Ebbene, dopo un po' di tempo in silenzio torno ad infettare il web. L'assenza stavolta è giustificata: ho dato la priorità alla ricerca di un nuovo lavoro ed una nuova casa, e per quanto mi riguarda è impegnativo.
A questo proposito racconterò nei prossimi giorni qualche novità.
Ma ora vi voglio parlare della gioia che ho provato oggi quando un'amica e compagna di fede mi ha detto che domani partirà per visitare il suo paese di origine dopo 20 anni.
B. e suo marito sono venuti in Italia dalla Costa d'Avorio 20 anni fa, anzi il marito un paio d'anni prima, per lavoro. Con 3 figli ora adulti, che lavorano e studiano, sono una famiglia meravigliosa. Praticano il Buddismo di Nichiren Daishonin come me, ma non hanno dimenticato le loro origini. Sono onesti, volonterosi e aiutano chiunque. Mi sono unita a loro nella Onlus Triveneto-Costa d'Avorio, che nella persona di P., il marito, porta avanti dei progetti per i bimbi ammalati o con lesioni.
Tutto questo mentre intorno a noi divampano polemiche sul flusso di immigrati in arrivo in Italia ed Europa in generale.
Parto dal presupposto che la stronzaggine, la cattiveria ed il male non hanno colore, razza, sesso o religione, per fare una riflessione insieme a voi:
mi ritengo fortunata, al contrario di molti altri veronesi e veneti; ho conosciuto napoletani e meridionali in genere fantastici. Lavoratori, allegri e disponibili. Caratteristiche che non sempre ho riscontrato nei miei concittadini. Ho conosciuto africani, cinesi, marocchini, rumeni, albanesi, bulgari con i quali non ho avuto il benché minimo problema.
Dopo questa parentesi quello che penso spesso è: potevano dire altrettanto gli americani che ci hanno visto arrivare a frotte ai primi del secolo scorso? Non eravamo forse anche noi quelli che cucinavano pietanze puzzolenti, che parlavano solo la loro lingua, che si riunivano tra loro a mangiare, ubriacarsi e cantare? Che vivevano in più di una famiglia in appartamenti di dimensioni ridicole, fatiscenti e sporchi? Che facevano a botte spesso e volentieri?
O vogliamo parlare di una invasione durante la seconda guerra mondiale, di terre africane con popoli poveri, affamati, disarmati e ingenui?
Vedete, non è questione di giusto o sbagliato, di motivi o tempi, ma di cause ed effetti.
Lo abbiamo fatto, lo stiamo subendo. Sì, okay, non noi. I nostri nonni o bisnonni non l'hanno voluto. Ma lo hanno permesso. E sono sicura che la maggior parte di loro, sia in Africa che negli Stati Uniti (o in qualunque altro luogo del mondo) non aveva intenzioni cattive o criminali. Ma tant'è.
Quindi chiudo la riflessione qui, lasciando a voi i pensieri.
I miei, di pensieri, ora sono gioiosi per la mia amica B., perché è una di quelle che ha decisamente contribuito a migliorare la mia città, con i suoi sorrisi, la sua allegria, i suoi incoraggiamenti, la sua pazienza, la sua tenacia e l'educazione di figli bravi e onesti. Senza chiedere niente in cambio.
Grazie per l'attenzione, a breve aggiornamenti.
A voi la linea. G